Da dove nasce la convinzione che i pazienti oncologici debbano eliminare totalmente gli zuccheri dalla loro alimentazione?
Nasce dal fatto che per individuare le metastasi durante la PET si utilizzi del glucosio radioattivo come marcatore e le cellule tumorali vengono quindi identificate perché accumulano molto glucosio. Vediamo per quale motivo.
Zuccheri e insulina
Nella nostra cucina si trova più spesso il saccarosio, uno zucchero complesso composto da due zuccheri semplici, il glucosio e il fruttosio.
Nella nostra alimentazione troviamo anche altri tipi di zuccheri, come il maltosio (composto da due molecole di glucosio unite tra loro) o il lattosio (composto da galattosio e glucosio).
I diversi zuccheri si differenziano per il potere dolcificante e l’indice glicemico (che è la capacità di innalzare la concentrazione di insulina nel sangue quando uno zucchero viene consumato).
L’insulina è un ormone che viene prodotto dal pancreas in risposta all’aumento di zuccheri nel sangue e per questo è considerata un ormone chiave nella relazione tra cibo e cancro, perché troppa insulina in circolo provoca una iperproduzione di testosterone e favorisce la produzione di IGF-1, un fattore di crescita che provoca la crescita delle cellule, in particolare quelle cancerogene.
Il glucosio, benzina cellulare
Tutti gli zuccheri complessi vengono scissi durante la digestione in zuccheri semplici (fruttosio, glucosio, galattosio ecc.).
Le cellule dell’organismo, sane o cancerose, utilizzano come fonte energetica il glucosio, ma in due modi differenti: le cellule sane “bruciano” glucosio per produrre energia attraverso il ciclo di Krebs all’interno dei mitocondri, mentre quelle cancerose la producono attraverso la glicolisi al di fuori dei mitocondri. Tuttavia, le cellule tumorali utilizzano una quantità di glucosio molto più alta rispetto alle cellule sane anche in assenza di ossigeno (ipossia), una condizione molto frequente nei tumori.
È ancora oggetto di studio in che modo queste due modalità di utilizzo della stessa fonte energetica possano influenzare la malattia.
Qualche studio sulla correlazione tra il glucosio e le cellule tumorali
A proposito di studi, ve ne sono alcuni degni di nota su cui si può porre l’attenzione.
In uno studio olandese del 2007 (Dietary glycemic load, glycemic index and colorectal cancer risk: Results from the Netherlands Cohort Study- M.P. Weijenberg, P.F.F. Mullie, H. A.M. Brants, M.M. Heinen, R.A. Goldbohm, P. A. van den Brandt), i ricercatori hanno valutato in oltre 120000 persone la possibile relazione tra il consumo di zuccheri e lo sviluppo di tumori, senza però riuscire a trovarne una sufficientemente solida.
Un altro studio, pubblicato sull’American Journal of Cancer Nutrition, mostra che una dieta con pochi zuccheri è associata ad una migliore salute in generale con abbassamento di rischio per malattie croniche, come diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
Tumore al seno e fruttosio
Un ulteriore studio del 2016 (A Sucrose-Enriched Diet Promotes Tumorigenesis in Mammary Gland in Part through the 12-Lipoxygenase Pathway – Yan Jiang; Yong Pan; Patrea R. Rhea; Lin Tan; Mihai Gagea; Lorenzo Cohen; Susan M. Fischer; Peiying Yang) ha dimostrato che per quanto riguarda il tumore al seno, una dieta ricca di fruttosio favorisce la crescita del tumore.
Lo studio, tuttavia, è stato condotto su topi da laboratorio nutriti con grandi quantità di fruttosio, non su umani. L’aspetto più importante però è che il fruttosio non viene utilizzato come fonte di energia diretta: attraverso l’innalzamento dell’indice glicemico e dell’insulina vengono prodotti fattori infiammatori. Ed è proprio l’infiammazione che aiuta il tumore a crescere.
Bevande e energy drink
Nel 2019 un altro studio (Sugary drink consumption and risk of cancer: results from NutriNet-Santé prospective cohort- BMJ-2019) ha posto l’attenzione sul ruolo delle bevande zuccherate, dimostrando che i tumori in generale erano più frequenti tra i maggiori consumatori di queste bevande inclusi gli energy drink.
La proteina SIRT-6
Infine una recente ricerca, questa volta italiana, dell’Oncologico del Piemonte IRCCS di Candiolo in collaborazione con il Massachusetts General Hospital Cancer di Harvard, ha messo in evidenza un meccanismo di difesa e proliferazione del tumore del colon-retto.
L’analisi si è focalizzata sulla funzione di una proteina collegata all’invecchiamento, SIRT-6. Questa proteina regola le fasi iniziali e la proliferazione del tumore del colon-retto controllando la glicolisi. La perdita di SIRT-6 aumenta la formazione di lesioni cancerose e a livello cellulare si verifica un aumento di cellule quiescenti molto glicolitiche. Questo protegge le cellule dagli antiossidanti che, invece, hanno il ruolo di “minare l’efficacia” delle cellule tumorali.
Dunque identificando precocemente le vie metaboliche che controllano il destino di queste cellule si potrà aprire la strada a nuove ed efficaci terapie tumorali, andando ad estirpare sia le cellule tumorali sia queste cellule quiescenti, pericolose per le recidive.
Conclusioni
È probabile (e abbastanza sicuro per quel che riguarda il cancro del seno) che una dieta ricca di zuccheri possa favorire lo sviluppo delle cellule tumorali attraverso la produzione di fattori tumorali e infiammatori.
È certo che una dieta a ridotto contenuto di zuccheri aiuti a tenere sotto controllo diversi fattori di rischio indiretto (ad esempio l’innalzamento dell’indice glicemico che causa un aumento della glicemia, dell’insulina e conseguente produzione di fattori infiammatori) e permette di prevenire non solo il cancro, ma anche tutte le malattie croniche e disturbi cardiovascolari.
Bisogna però tenere sempre conto che non esiste un valore della glicemia sotto il quale si è al riparo sicuro dal rischio di tumori.
Per i pazienti oncologici è importante ancora tenere sotto controllo della glicemia per non innescare processi di infiammazione e recidive (valori normali 70—100 mg/dl e controllando l’emoglobina glicata Hb1Ac, valori ottimali sotto il 5%) e non è d’obbligo eliminare totalmente il glucosio, ma limitarlo, perché le cellule potrebbero sintetizzarlo ex novo a partire da altre molecole.
Articolo a cura Dott.ssa Greta Taccon – Biologa nutrizionista per la sede operativa di Bari di Gemme Dormienti ETS
