Si ricomincia a gennaio dopo le festività natalizie, periodo durante il quale tutte e tutti abbiamo rimandato i buoni propositi alimentari al nuovo anno!
Mi sembra di vedervi lì a tavola con me, che ci scambiamo sguardi di supporto nel momento esatto in cui quel parente, che dopo un pasto più abbondante, dice: “da domani a dieta”, “da domani brodino!”, senza pesare e pensare alle parole.
Quando si parla di dieta e di alimentazione, la maggior parte delle persone pensa subito che per dimagrire dovrà “fare la fame”.
Molto spesso mi sono sentita dire “La dottoressa mi ha mandato il piano alimentare e ho paura di fare la fame” oppure “Ho sempre fame, come seguirò la dieta?” e altri simili dubbi.
Cos’è la fame?
Ma che cos’è esattamente la fame? Prima di iniziare, è doveroso precisare che ne conosciamo almeno 9 tipi diversi:
- Fame degli occhi
- Fame del naso
- Fame delle orecchie
- Fame del tatto
- Fame della bocca
- Fame dello stomaco
- Fame cellulare
- Fame della mente
- Fame del cuore
In questo articolo mi soffermerò sulle ultime tre forme, quelle considerate “più famose”, ovvero la fame cellulare, anche detta fame fisica, e la fame della mente e fame del cuore, che rientrano nel concetto di fame emotiva. Come si distinguono? Il confine è sottile e alcune volte si sovrappongono.
La fame fisica
La fame fisica viene considerata un bisogno fisiologico, compare in momenti specifici della giornata e si può manifestare con un calo di energia e concentrazione, ma anche con segnali come nervosismo e irritazione. Lo stimolo della fame fisica arriva piano piano, in genere crescendo esponenzialmente, e costituisce un segnale che parte a livello dello stomaco.
Spesso questa necessità può aspettare e si può “placare” con qualsiasi alimento, avvertendo dopo una sensazione di soddisfazione se non proprio di sazietà.
Fame emotiva
Al contrario della fame fisica, la fame emotiva o fame nervosa non è un vero bisogno fisiologico e nasce per gestire un’emozione che sia stress, ansia o noia che crea un disagio a livello di emozioni.
La fame emotiva preferisce i “comfort foods” e necessita di essere gestita nel minor tempo possibile, e va oltre il senso di sazietà, creando poi un senso di colpa.
Una precisazione importante va fatta: la fame emotiva non è un problema a prescindere, se ogni tanto abbiamo voglia di coccolarci con il nostro cibo preferito e in quantità piccole va bene. Dobbiamo imparare a gestire l’impulso quando lo consideriamo l’unica soluzione ai nostri problemi.
Si può lavorare sulla fame emotiva? Certamente sì!
Consigli su come gestire la fame
Ecco alcuni consigli: il primo, nonché quello a cui tengo di più, è di essere seguiti o farsi accompagnare da uno specialista nel percorso per riconoscere ed imparare ad affrontare le proprie emozioni; tenere un diario alimentare e scrivere ciò che si prova e perché in quel momento si sente il bisogno di mangiare; non privarsi mai di nulla e fare diete troppo restrittive e di difficile applicazione quotidiana; essere concentrati sul pasto senza distrazioni come tv o cellulare.
È fondamentale riconoscere e comprendere le diverse tipologie di fame che possono manifestarsi, specialmente durante le festività. Questi momenti di celebrazione possono portare a un’eccessiva indulgenza e a una connessione emotiva con il cibo che, se non gestita, può sfociare in momenti di disagio.
Ricordiamoci che il cibo è un mezzo per condividere momenti speciali, ma non deve diventare una fonte di stress. Invece, possiamo scegliere di celebrare con gratitudine, moderazione e consapevolezza, creando ricordi positivi che vanno oltre il semplice atto di mangiare.
Articolo a cura della Dott.ssa Eugenia Cortesi, biologa nutrizionista e referente dell’area nutrizione dell’associazione Gemme Dormienti
