Anche l’ambiente di lavoro può rappresentare una occasione di solidarietà e di vicinanza con chi sta attraversando un momento di difficoltà per una grave malattia, che sia propria o di un familiare. Le possibilità sono tante e coinvolgono la sensibilità e l’empatia personale, tra queste le ferie solidali rappresentano un’opportunità concreta di regalare giorni di ferie non godute al collega in difficoltà.
L’istituto, meritevole di seria considerazione, è forse ancora poco conosciuto ed ha soprattutto una limitata applicazione: è nato in Francia più di 10 anni fa, quando una legge (“Loi Mathys”, n. 459/2014) ha consentito la cessione gratuita di ore lavorative ad un dipendente con un figlio con un grave tumore al fegato. Nel 2015 è arrivato anche in Italia, con l’art. 24 del Jobs Act (D. Lgs. 151/2015) che ha dato la possibilità di cedere volontariamente e gratuitamente ferie e riposi non goduti a favore di colleghe o colleghi con minori con malattia grave. L’istituto prevede una specifica disciplina con limiti e ambiti di applicazione definiti. Innanzitutto lavoratori e lavoratrici possono donare esclusivamente le giornate di ferie eccedenti il periodo minimo di 4 settimane, considerato diritto irrinunciabile al riposo. Occorre comunicare formalmente la propria intenzione al datore di lavoro e al proprio ufficio HR, in modo da consentire una corretta gestione delle assenze e un’adeguata organizzazione del lavoro.
Invece non sembra aver avuto sinora una precisa disciplina giuridica l’aspetto che riguarda la quantificazione del valore effettivo delle ferie donate, soprattutto nei casi in cui vi sia una significativa differenza retributiva tra il donatore e il beneficiario. Manca, infatti, una regolamentazione da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps), e ciò lascia incertezze su come calcolare l’importo delle ferie cedute. Un dirigente, un funzionario un collaboratore hanno diverse retribuzioni con oneri contributivi e fiscali non omogenei. Un altro aspetto poco chiaro riguarda la cumulabilità delle ferie solidali con altri strumenti di welfare aziendale, di assistenza familiare e i benefici previsti dalla L. 104/1992.
Nonostante alcune criticità applicative, il sistema di ferie e riposi solidali rappresenta uno strumento prezioso di welfare aziendale. Gli accordi sindacali possono fare tanto, definendo gli aspetti più controversi a cominciare dalla possibilità di ampliare la platea dei beneficiari, estendendola oltre il limite dei figli minori affetti da gravi malattie. Così come la sensibilità dell’azienda o dell’ente che può estendere volontariamente le possibilità di cedere le ferie.
È importante comprendere che le ferie solidali promuovono le relazioni umane tra colleghi, creando cooperazione e fiducia; questo clima rappresenta una ricchezza per l’azienda! Si lavora meglio in un ambiente dove la solidarietà non è solo un valore astratto, ma una pratica reale.
In conclusione è importante informarsi con l’ufficio del personale o con i rappresentanti sindacali per verificare cosa prevede in tema di ferie solidali il proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). I CCNL con maggiore sensibilità in materia riguardano il settore Sanità, Farmaceutico e Chimico, Metalmeccanico, Banche, Pubblico Impiego, Università e ricerca.
Articolo a cura del Dott. Maurizio Calamo
Riportiamo una testimonianza di un dipendente di Aeroporti di Roma – ADR perché riteniamo che le buone pratiche vadano diffuse e fatte conoscere su larga scala!
Negli ultimi anni il Gruppo ADR ha promosso più volte campagne di “permessi solidali” attraverso le quali ogni dipendente del gruppo ha potuto donare, in forma completamente anonima, giorni e/o ore di permesso. Inoltre, il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Trasporto Aereo ha confermato la triplicazione del periodo di comporto per le assenze dovute a patologie oncologiche, sclerosi multipla e distrofia muscolare. Da tempo il Gruppo ADR è impegnato in un ampio programma di iniziative di sensibilizzazione in materia di prevenzione oncologica e sono stati attivati progetti di supporto psicologico e agevolazioni per l’accesso ai servizi di assistenza destinati alle/ai dipendenti che ricoprono il ruolo di caregiver.
Giuseppe (nome di fantasia; ndr) lavora presso Aeroporti di Roma da tanti anni e ci ha raccontato la sua storia. In due occasioni ha usufruito di giorni di “ferie solidali”, donate da colleghe e colleghi per assistere la propria moglie con malattia oncologica e il figlio minore con disabilità grave. Anche attualmente ha richiesto ore di permessi solidali per ridurre l’orario lavorativo giornaliero e conciliarlo con le esigenze di caregiver. Speriamo che la sua preziosa testimonianza e la generosità delle colleghe e dei colleghi, che lo hanno supportato in momenti molto difficili di gestione familiare, siano un esempio per altre persone e per altre realtà lavorative.
Un importante testimonianza di sensibilità e attenzione alle esigenze del personale dipendente ci arriva anche dalla Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Taranto, che nel proprio sito internet ha fornito un approfondito vademecum delle ferie solidali chiarendo che questa possibilità è stata disciplinata ai sensi degli artt. 34 del Ccnl relativo al personale del comparto sanità già a partire dal triennio 2016/2018.
Ricordiamo a tutte e tutti che la normativa italiana è stata estesa per includere anche il supporto a parenti con perdita di autonomia o disabilità.
