Riportiamo un’esperienza che unisce una storia personale con un percorso professionale sul tema: Osteopatia e tutela della fertilità.
Questa intervista è stata realizzata in continuità con la rubrica Gocce di Gemme Dormienti da Sara Butera, autrice del romanzo “Come un cigno che corre sull’acqua”
Sono Camilla Armezzani e ho conosciuto Gemme Dormienti quando, a trentotto anni, ho deciso di crioconservare i miei ovuli. In precedenza, avevo già svolto visite in diverse strutture, ma ero rimasta perplessa dall’approccio di alcuni medici su questo tema. Ho scoperto l’associazione grazie a un amico e, durante le visite con lo staff medico, si sono creati momenti di dialogo e confronto. Sono fisioterapista e osteopata, e il trattamento dell’endometriosi è stato l’argomento della mia tesi di laurea in osteopatia nel 2014. Conoscevo quindi già questa patologia dal punto di vista professionale e ho compreso l’importanza di collaborare con Gemme Dormienti per offrire la mia esperienza alle donne che seguono il programma.
Avvicinandomi sempre di più a questo ambito, ho acquisito ulteriore consapevolezza su ciò che avevo già vissuto in prima persona: quanta freddezza e durezza incontriamo spesso nelle visite mediche riguardanti l’infertilità o nei trattamenti per la pianificazione della gravidanza. Essendo parte del mondo medico, sono costantemente in contatto con informazioni sanitarie, il che mi ha facilitato nell’essere aggiornata sulle possibilità̀ che la medicina offre oggi alle donne che desiderano diventare madri.
Credo nell’importanza dell’informazione e nella diffusione della conoscenza. Ho iniziato il mio percorso come fisioterapista sportiva, lavorando con atleti della Nazionale e concentrandomi soprattutto sulla parte ortopedica, fulcro del mio lavoro. Successivamente, ho trovato nell’osteopatia un approccio completo per trattare i pazienti, in quanto consente di considerare l’intero corpo umano, non limitandosi al solo ambito muscolo-scheletrico o riabilitativo. Attraverso test su tutto il corpo, si valutano sistemi come quello cranico, viscerale, vascolare e nervoso, offrendo una visione complessiva della salute del paziente.
Endometriosi e blocchi diaframmatici
Per quanto riguarda l’endometriosi, ad esempio, è fondamentale prestare molta attenzione all’armonia dei diaframmi, un aspetto che posso osservare monitorando la respirazione della paziente. Fin dalla prima seduta è possibile individuare eventuali blocchi alla gola, tensioni nei muscoli del collo, valutare se la respirazione è superficiale e rilevare la presenza di respiri toracici. Questi sono indizi di possibili blocchi nei vari livelli del diaframma, i cui principali si trovano in diverse parti del corpo, partendo dal cranio, fino ad arrivare a quello pelvico e il centrale, quello diaframmatico. Tutte dovremmo sfruttarne al massimo l’espansione e il rilassamento, cosa che spesso non avviene nelle donne affette da diverse patologie, tra cui l’endometriosi.
Sintomi del blocco diaframmatico
Un blocco diaframmatico può alterare la respirazione, creando una pressione elevata sull’apparato viscerale, che si riflette sul pavimento pelvico e sul bacino. Questo squilibrio può causare una serie di sintomi, come gonfiore alle gambe per ristagno di liquidi, dolori inguinali con irradiazioni al ginocchio, lombalgie, sensazione di rigidità̀, gonfiore addominale, problemi digestivi e reflusso. Il trattamento osteopatico, interamente manuale, si avvale di una varietà̀ di tecniche, incluse quelle miofasciali, che permettono di entrare in sintonia con il movimento fasciale del corpo.
La respirazione diaframmatica
Ma come si svolge concretamente il trattamento? Si inizia innanzitutto abbassando il livello di iper ossigenazione e insegnando la respirazione diaframmatica. Durante la seduta, dedico del tempo ad entrare in contatto con il respiro della paziente, con l’intento di creare uno stato di rilassamento che favorisca un legame profondo tra respiro e corpo, essenziale per rendere efficace l’approccio terapeutico. La mia terapia è attiva: non lavoro da sola, ma accompagno la paziente a diventare consapevole di quanto sia cruciale riappropriarsi del proprio respiro. Il trattamento si estende ben oltre l’area del dolore, coinvolgendo anche distretti corporei lontani apparentemente dalla zona di disagio. Solo attraverso questa cooperazione, infatti, posso gettare le basi per ripristinare un’armonia che conduca a una soluzione duratura del dolore.
Articolo a cura di Sara Butera, scrittrice e volontaria di Gemme Dormienti
Gemme Dormienti è un’associazione di volontarie che si occupa di Oncofertilità, a tutela della pazienti oncologiche. Offre, tramite uno sportello socio-legale, informazioni e supporto sui benefici previsti dalla legge.
