MELOGRANO

Nov 15, 2021

Pianta fortissima e longeva, il melograno o “punica granata”, era coltivata dai Cartaginesi (Punici) nell’odierna Tunisia e successivamente diffusa in Italia.
Questo albero cresce senza bisogno di alcuna cura, resiste sia al caldo estivo che al freddo invernale, necessita di poca acqua, non ha quasi bisogno di potatura e si replica per talea.
Di fusto piccolo e di chioma folta, si copre in estate di bellissimi fiori rossi che poi si tramutano in frutti duri o bacche.
Il frutto finale, la melagrana, è infatti una bacca cresciuta, di forma globosa e rivestita da una scorza dura rosso-giallastra.
Al suo interno si riconoscono setti fibrosi che suddividono la polpa in logge, al cui interno si trovano i chicchi (arilli) anche loro circondati da una trama fibrosa più sottile.
Ogni chicco di colore rosso-rubino brillante è formato da una polpa commestibile dal sapore zuccherino ed acidulo che circonda un seme legnoso.
La melagrana è costituita da acqua (più ne contiene e più è pregiata perché diventa più succosa), cellulosa, vitamine (specialmente la A e la C), tannini, polifenoli antiossidanti, potassio come unico elemento minerale, pochissimi zuccheri.
L’insieme di questi componenti rende il frutto prezioso sia per gli apparati cardiocircolatorio e renale (ha un effetto diuretico e drenante per la sua povertà in sali minerali) che per tutto il microcircolo (capillare, renale, cardiaco, cerebrale).
La terapia bionutrizionale indica la melagrana come ottimo presidio nel diabete, per la povertà di zuccheri e per l’aiuto alla microcircolazione, così danneggiata in questa patologia.
Perfetta in tutte le forme di anemia sideropenica, poiché tonifica e rigenera il midollo osseo (incredibile è la somiglianza tra la sua sezione trasversa e le trabecole del midollo stesso).
Importante, infine, come alimento ipocolesterolemizzante grazie ai suoi polifenoli antiossidanti.
Legato da sempre alla simbologia di fecondità e di rinascita (si pensi alle tante Madonne del melograno nel nostro Rinascimento), il frutto esplica la sua potenza curativa se consumato fresco, in forma di succo (che si realizza passando i chicchi al passaverdure) oppure più semplicemente succhiando i chicchi appena sgranati oppure aggiungendoli alle insalate o alle macedonie di frutta.

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